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Apr 23, 2020

III Domenica di Pasqua - Anno A - "I discepoli di Emmaus" - 26 aprile 2020

Le letture di questa terza domenica di Pasqua, contengono un messaggio per tutti noi: il conflitto tra il desiderio di credere alla risurrezione e i timori umani che sia solo un’illusione.
Nella prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, Luca ci presenta Pietro, che davanti all’incredulità della gente riguardo alla discesa dello Spirito Santo, deve spiegare come la Sacra Scrittura annunciasse quanto era avvenuto in quei giorni, cioè che in Gesù si sono realizzate le promesse fatte da Dio a Davide, per cui Gesù è davvero il Signore e il Messia, cioè il Salvatore promesso da Dio.
Nella seconda lettura, nella sua prima lettera, Pietro, dopo aver affermato che la santità cristiana consiste nel conformarsi alla santità di Dio, ricorda ai fedeli l’atteggiamento di timore filiale che essi devono avere nei confronti di Dio.
Nel Vangelo troviamo il racconto dei discepoli di Emmaus che solo Luca ci riporta. E’ uno stupendo racconto di un viaggio spirituale attraverso le strade desolate del dubbio e vediamo come anche in questo cammino l’uomo non è mai solo, c’è sempre la presenza segreta di Dio accanto a lui.
Possiamo fare nostra la preghiera del Canto al Vangelo: “Signore Gesù, facci comprendere le Scritture affinché arda il nostro cuore mentre ci parli.”

Dagli Atti degli Apostoli
Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così:« Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo:
Contemplavo sempre il Signore innanzi a me;
egli sta alla mia destra, perché io non vacilli.
Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua,
e anche la mia carne riposerà nella speranza,
perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi
né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione.
Mi hai fatto conoscere le vie della vita,
mi colmerai di gioia con la tua presenza.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
At 2,14a.22-23

Questo brano tratto dal Libro degli Atti, presenta la prima testimonianza che gli apostoli danno di Gesù dopo aver ricevuto da Lui il dono dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste. E’ il primo discorso di Pietro, che sente la responsabilità della trasmissione della fede, e riassume la storia di salvezza che Dio ha fatto con il Suo popolo attraverso la vita e le opere di Gesù di cui, coloro a cui Pietro parla, sono stati testimoni per i prodigi da Lui compiuti, per la Sua morte in croce e soprattutto per la Sua resurrezione.
Questo discorso leggiamo che viene fatto in piedi e ad alta voce, per sottolineare la solennità e l’importanza del significato storico-teologico di ciò che viene affermato.
In breve Pietro afferma:
Ascoltate bene, come già sapete, Dio Padre mandò nel mondo in mezzo a voi suo Figlio, che vi ammaestrò con la sua Parola ma voi non lo avete compreso e lo avete messo in croce. Ora Dio lo ha risuscitato liberandolo dai dolori della morte perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Lo stesso Davide diceva di averlo conosciuto e di sentirlo sempre vicino, perché lo aiutava nelle difficoltà e aveva messo nel suo cuore la speranza della vita futura.
Ora fratelli io vi devo dire che il patriarca Davide è morto e sepolto e il suo sepolcro esiste ancora fra noi ma egli aveva profetizzato la venuta del Cristo Salvatore. Infatti questo Gesù che abbiamo conosciuto, dopo la sua risurrezione è salito alla destra del Padre e ricevuto lo Spirito lo ha effuso su di noi come vedete.
Non è facile credere alla risurrezione di Cristo anche per noi cristiani di oggi perché è qualcosa di talmente stupefacente che supera la nostra comprensione umana.
Attraverso la Pasqua si è realizzata la nostra salvezza perché Gesù è risorto per noi, per ognuno di noi, per esserci vicino ogni giorno sul cammino verso di Lui. Nei momenti della prova, che viviamo tutti in questo periodo, solo Lui ci può aiutare, solo Lui ci può sorreggere ed asciugare le nostre lacrime, anche quelle nascoste che nessuno vede.

Salmo 15/16 Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio
Ho detto al Signore: “Il mio Signore sei tu”
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio
anche di notte il mio animo mi istruisce
Io pongo sempre davanti a me il Signore
Sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima:
Anche il mio corpo riposa al sicuro
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita
Gioia piena alla tua presenza
Dolcezza senza fine alla tua destra

Il salmista si rivolge a Dio con pace avendo eletto il Signore, quale suo rifugio. Non mancano a lui le difficoltà, gli avversari violenti. Senza l’unione con lui ogni cosa non sarebbe più per lui un bene. Egli ama i santi, i giusti; nel compimento messianico che è la Chiesa, i fratelli in Cristo. Egli si sente in forte comunione con loro, e trova forza da questo. Gli empi, che incalzano costruendo e affermando idoli, non lo sgomentano perché la sua vita è nelle mani di Dio, e niente per lui sarebbe sulla terra un bene senza il sommo bene, che è Dio: “Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene”.
L’orante considera come Dio lo aiuta e conforta e come per lui questo sia tutto. La sorte (il sorteggio) (Cf. Gd 17,1; Nm 26,55; ecc.) che assegnò un tempo i vari territori ai casati di Israele, ora è violata dall’ingiustizia dei dominatori idolatri, ma questo fa comprendere meglio all’orante che la vera sua sorte la sua vera sicurezza e forza è proprio il Signore, che gli dà pace e letizia: “Signore è mia parte di eredità e mio calice”.
L’orante non tiene per se tutto questo, ma lo partecipa ai fratelli per un nutrirsi reciproco di luce. Non ha odio per gli empi e non li esclude dalla volontà salvifica di Dio: sono essi stessi ad escludersi da questa volontà con “le loro libagioni di sangue”, cioè i loro crimini, vero culto del male. Il salmista è certo che Dio non lo abbandonerà negli inferi una volta lasciata la terra: “non abbandonerai la mia vita negli inferi”. Ed egli sa che “il tuo Santo”, cioè il Cristo (Cf. At 13,35), avrà - ha avuto - vittoria sulla corruzione della tomba. Il salmista sa che percorrendo giorno dopo giorno “il sentiero della vita”, giungerà all’eterna dolcezza del cielo, alla destra di Dio, che è espressione letteraria indicante il glorioso essere con Dio.
In assoluta eccellenza è Cristo che nella gloria è alla destra del Padre
Commento di P.Paolo Berti

Dalla prima lettera di S.Pietro apostolo
Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
1Pt 1,17-21

Pietro, nella sua esortazione, dopo aver affermato che la santità cristiana consiste nel conformarsi alla santità di Dio, in questo brano ricorda ai cristiani (quindi anche a noi oggi) quale sia l'atteggiamento giusto per rimanere nella vita e nella comunione con Dio.
“Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.”
C’è un chiaro riferimento alla preghiera del Padre nostro che probabilmente a quel tempo veniva già recitato nella celebrazione liturgica. I cristiani perciò possono chiamare Dio Padre, ma questo però non basta ad avere assicurata la salvezza. Lo stesso errore lo avevano fatto i giudei che dicevano "nostro padre è Abramo " (cf. Gv 8,39). Pietro ricorda che ci sarà un giudizio sulle opere dei cristiani ed essi sono chiamati a porsi in ascolto della parola di Dio, a porsi come figli nei Suoi confronti. Devono dunque procedere decisi sulla nuova strada che è stata aperta loro, senza lasciarsi andare a false certezze. La condizione dei cristiani è un po' come quella di stranieri, hanno assunto una nuova cittadinanza che li rende un po' diversi dagli altri. Questo era vero soprattutto per i cristiani che abitavano nell'impero romano.
“Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.”
La situazione dei cristiani convertiti dal paganesimo è un cambiamento da una vita senza senso, (qui definita vuota condotta), un cambiamento come quello di uno schiavo riscattato. Solitamente gli schiavi erano riscattati con una somma di denaro, grazie a qualche benefattore. Lo stesso vale per i cristiani, però il prezzo versato non era in monete d’argento o d’oro, ma il prezzo è stato il sangue di Cristo. Anche i pagani conoscevano bene i sacrifici di animali per ottenere qualcosa dalla divinità. Il sacrificio dell'agnello è direttamente legato ai sacrifici del popolo ebreo per ricordare la liberazione dalla schiavitù d'Egitto. L'agnello che veniva offerto doveva essere sano e integro, altrimenti il sacrificio non sarebbe stato valido. Gesù è l'Agnello perfetto in assoluto e ha reso il sacrificio ancora più prezioso .
“Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi” .
Pietro fa ora riferimento al piano di salvezza di Dio che era stato concepito già all'inizio del mondo, e che si è realizzato in un momento preciso della storia umana.
Nell'epoca di Pietro e di Paolo si pensava che il ritorno glorioso di Cristo fosse prossimo. La salvezza si è manifestata con la morte e la risurrezione di Cristo e negli anni seguenti si stava diffondendo tra i popoli del mondo allora conosciuto. Questi ultimi tempi sono i tempi in cui la lettera fu scritta, ma fanno riferimento anche ai tempi finali.
“ e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.”
La manifestazione piena del Cristo avviene dunque nel momento della Sua risurrezione, che è qui presentata come un’opera compiuta da Dio, che così facendo gli “ha dato gloria”, cioè ha pienamente riabilitato colui che aveva patito una morte vergognosa.
Proprio sulla risurrezione di Cristo si basa la fede dei cristiani e da questa fede nasce la speranza che Dio porti a compimento anche per loro la risurrezione con la quale ha glorificato il Figlio Gesù.

Dal Vangelo secondo Luca
Ed ecco, in quello stesso giorno (il primo della settimana) due di loro (dei discepoli) erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.
Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista.
Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Lc 24,13-35

In questo brano del vangelo di Luca, abbiamo un racconto molto noto dell'apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus. Luca scrive negli anni 80 per le comunità della Grecia che era formata in gran parte da pagani convertiti. Gli anni 60 e 70 erano stati molto difficili: nel 64 c’era stata la grande persecuzione di Nerone e sei anni dopo, nel 70, Gerusalemme fu totalmente distrutta dai romani. Nel 72, a Masada, nel deserto di Giuda, ci fu il massacro degli ultimi giudei ribelli, inoltre in quegli anni, gli apostoli, testimoni della resurrezione, stavano scomparendo, per cui si cominciava a sentire la stanchezza del cammino.
Luca riportando il racconto dell'apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus vuole insegnare alle comunità come interpretare la Scrittura per poter riscoprire la presenza di Gesù nella vita di ognuno.
Il racconto inizia citando due discepoli che durante il cammino verso un villaggio di nome Emmaus, (luogo della tradizione, simbolo della vittoria di Israele sui pagani riportata dal 1 libro dei Masccabei) conversano di tutto quello che era accaduto.
I due non appartengono al gruppo degli undici, forse hanno fatto parte del numero dei settantadue discepoli inviati da Gesù in missione. Mentre discutono tra loro, Gesù in persona si avvicina e si mette a camminare con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Egli allora dice loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Essi si fermano rattristati. La domanda dello sconosciuto suppone che i due discutessero in modo piuttosto animato e la tristezza dei due discepoli di fronte alla domanda del forestiero esprime non tanto la reazione al fatto che egli non sappia che cosa è accaduto, ma il dispiacere per il fallimento delle loro attese messianiche. La crocifissione rappresentava per essi la fine d’ogni speranza!
Alla domanda rivolta loro, risponde meravigliato uno dei due, di nome Clèopa: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Alla controdomanda dell’uomo, che gli chiede di che cosa si tratti, essi rispondono: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.” (E’ da notare che la responsabilità della morte di Gesù viene attribuita ai gran sacerdoti e ai capi dei giudei, senza neppure menzionare il ruolo svolto dai romani, che normalmente Luca cerca di scagionare).
Anzitutto i due dicono di aver sperato “che fosse lui a liberare Israele”, ma aggiungono che “sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”. Essi aspettavano dunque che Gesù attuasse la “liberazione di Israele”: questa espressione suppone un messianismo di carattere nazionalista e politico e l’accenno al “terzo giorno” dalla scomparsa di Gesù mette in risalto la perdita di ogni speranza. I due discepoli però non sono all’oscuro di quanto nel frattempo è successo. Essi sanno infatti che alcune donne del loro gruppo si sono recate al mattino al sepolcro e sono tornate a riferire di non avervi trovato il corpo di Gesù e di aver avuto una visione di angeli, i quali affermavano che egli è vivo. Inoltre alcuni dei loro erano andati al sepolcro e l’avevano trovato come avevano detto le donne, cioè vuoto, ma lui non l’avevano visto.

A questo punto il forestiero stesso prende la parola riprendendo i due discepoli: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”
Il rimprovero riguarda il loro rifiuto di credere a quanto dicevano le Scritture profetiche, nelle quali si trova espressa la necessità storico-salvifica della sofferenza del Messia. E infatti, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiega loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Si può notare che mentre i discepoli avevano presentato Gesù come semplice profeta, egli lo indica espressamente come il Cristo. e come tale ha dovuto affrontare una sofferenza che era già stata predetta nelle Scritture: (è chiaro il riferimento ai carmi del Servo di JHWH) .
Quando i tre giungono vicino al villaggio dove i discepoli erano diretti, il forestiero fa per congedarsi da loro. Ma essi lo trattengono con queste parole: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Essi gli fanno una pressione garbata perché si fermi con loro, come avviene comunemente in Oriente quando si tratta di invitare una persona a casa propria. Qui si può cogliere soprattutto il bisogno dei discepoli di avere ancora con sé lo sconosciuto che, come diranno dopo, ha infiammato i loro cuori.
Quando furono a tavola, Gesù “prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”. Solo ora gli occhi dei due discepoli si aprono ed essi lo riconoscono … “Ma egli sparì dalla loro vista.” Sarebbe più appropriato dire “divenne invisibile”. Prima era con loro e non lo riconoscevano; quando lo riconoscono e lo accolgono diventa parte di loro. Ed essi si dicono l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. I discepoli capiscono ora perché il cuore ardeva nel loro petto mentre Gesù spiegava loro le Scritture. Tuttavia ciò non era bastato per riconoscerlo, ma era stato necessario lo spezzare del pane.
I due allora partono senza indugio e fanno ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicono: ”Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!“.
Il riconoscimento di Gesù da parte dei due discepoli è fondato anzitutto su un’attenta lettura delle Scritture. I due non erano disposti ad accettare la Sua risurrezione perché non avevano saputo cogliere nelle scritture il significato salvifico della Sua morte in croce. Sapevano che era un profeta, ma non erano disposti ad accettare che fosse il Messia promesso dalle Scritture. La rilettura che Gesù indica è perciò indispensabile perché essi passino dall’incredulità alla fede. Il fatto che di fronte alle spiegazioni di Gesù il loro cuore ardesse nel petto significa che essi erano già preparati a questo tipo di interpretazione, sebbene non fossero capaci di fare da soli il passo decisivo
Benedetto XVI, in un'omelia, ricordava come l'atteggiamento dei discepoli di Emmaus tende, purtroppo, a diffondersi anche tra noi, quando ci allontaniamo "dalla Gerusalemme del Crocifisso e del Risorto, non credendo più nella potenza e nella presenza viva del Signore. Il problema del male, del dolore e della sofferenza, il problema dell'ingiustizia e della sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano attentare a ciò che noi siamo, portano i cristiani di oggi a dire con tristezza: noi speravamo che il Signore ci liberasse dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura, dall'ingiustizia. È necessario, allora,... sedersi a tavola con il Signore, diventare Suoi commensali, affinché la Sua presenza umile nel Sacramento del Suo Corpo e del Suo Sangue ci restituisca lo sguardo della fede, per guardare tutto e tutti con gli occhi di Dio, nella luce del Suo amore .

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“Il Vangelo di questa domenica, è quello dei discepoli di Emmaus. Questi erano due discepoli di Gesù, i quali, dopo la sua morte e passato il sabato, lasciano Gerusalemme e ritornano, tristi e abbattuti, verso il loro villaggio, chiamato appunto Emmaus. Lungo la strada Gesù risorto si affiancò ad essi, ma loro non lo riconobbero. Vedendoli così tristi, Egli dapprima li aiutò a capire che la passione e la morte del Messia erano previste nel disegno di Dio e preannunciate nelle Sacre Scritture; e così riaccese un fuoco di speranza nei loro cuori.
A quel punto, i due discepoli avvertirono una straordinaria attrazione verso quell’uomo misterioso, e lo invitarono a restare con loro quella sera. Gesù accettò ed entrò con loro in casa. E quando, stando a mensa, benedisse il pane e lo spezzò, essi lo riconobbero, ma Lui sparì dalla loro vista, lasciandoli pieni di stupore. Dopo essere stati illuminati dalla Parola, avevano riconosciuto Gesù risorto nello spezzare il pane, nuovo segno della sua presenza. E subito sentirono il bisogno di ritornare a Gerusalemme, per riferire agli altri discepoli questa loro esperienza, che avevano incontrato Gesù vivo e lo avevano riconosciuto in quel gesto della frazione del pane.
La strada di Emmaus diventa così simbolo del nostro cammino di fede: le Scritture e l’Eucaristia sono gli elementi indispensabili per l’incontro con il Signore. Anche noi arriviamo spesso alla Messa domenicale con le nostre preoccupazioni, le nostre difficoltà e delusioni …
La vita a volte ci ferisce e noi ce ne andiamo tristi, verso la nostra “Emmaus”, voltando le spalle al disegno di Dio. Ci allontaniamo da Dio. Ma ci accoglie la Liturgia della Parola: Gesù ci spiega le Scritture e riaccende nei nostri cuori il calore della fede e della speranza, e nella Comunione ci dà forza ….. Parola di Dio, Eucaristia. Leggere ogni giorno un brano del Vangelo. Ricordatelo bene: leggere ogni giorno un brano del Vangelo, e le domeniche andare a fare la Comunione, a ricevere Gesù. Così è accaduto con i discepoli di Emmaus: hanno accolto la Parola; hanno condiviso la frazione del pane e da tristi e sconfitti che si sentivano, sono diventati gioiosi. Sempre, cari fratelli e sorelle, la Parola di Dio e l’Eucaristia ci riempiono di gioia. Ricordatelo bene! Quando tu sei triste, prendi la Parola di Dio. Quando tu sei giù, prendi la Parola di Dio e va’ alla Messa della domenica a fare la Comunione, a partecipare del mistero di Gesù. Parola di Dio, Eucaristia: ci riempiono di gioia.”
Papa Francesco Angelus 4 maggio 2014

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Pro Memoria

L'umanità è una grande e  immensa famiglia ... Troviamo la dimostrazione di ciò da quello che ci sentiamo nei nostri cuori a Natale.
(Papa Giovanni XXIII)

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